Covid 19, lo studio dell'ospedale Bambino Gesù di Roma analizza gli effetti della ventilazione nei luoghi chiusi sulla diffusione del virus.


31 Oct
31Oct

Ergon Research ha pubblicato i risultati dello studio fluidodinamico condotto sugli effetti della ventilazione nei sistemi HVAC  in una sala d'aspetto di un pronto soccorso ed in una camera di degenza.

Lo studio è pubblicato su  Environmental Research del 15 October 2020, 110343 In Press documento scaricabile da Direct science  animazione 3d studio ergon

E' importante indicare che lo studio riporta gli effetti fluidodinamici della dispersione delle particelle a seguito di un colpo di tosse all'interno di un luogo chiuso, la sala d'aspetto di un pronto soccorso ed una camera di degenza. In entrambi i casi, lo studio si occupa di verificare come si disperdono nell'ambiente le particelle emesse con un colpo di tosse e l'interazione delle particelle con i flussi d'aria presenti, prodotti dalla presenza o dall'assenza della ventilazione dei sistemi HVAC.

E' importante sottolineare, diversamente da come l'articolo è stato riportato dai mass media, il sistema studia l'effetto della ventilazione nei sistemi HVAC (heating, ventilation, air conditioning) sulla propagazione delle particelle nei volumi chiusi, non è l'effetto "dell'aria condizionata " sul virus come alcune testate riportano sulle proprie pagine.

Lo studio non entra nel merito della tipologia e qualità  dell'aria immessa dai diffusori presenti nei locali studiati, ma solo l'effetto che il movimento fluidodinamico dell'aria immessa genera all'interno della stanza dopo che un paziente contagiato tossisce. La questione non è banale in quanto, anche se non sottolineato nello studio, è chiaro che l'aria immessa dai diffusori nella stanza non è contaminata da particelle di virus,  quindi il sistema è riconducibile esclusivamente  a sistemi di "aria condizionata" non a ricircolo.

E' importante rilevare la differenza, gli articoli riportati dalle varie testate , per necessità giornalistiche, riassumendo i concetti, indicano che "l'aria condizionata" al doppio della portata, riduce in generale il rischio di contagio .Questo potrebbe portare a pensare, erroneamente, che un "condizionatore" a ricircolo come uno split o una cassetta, mandata al massimo della portata, aiuta a ridurre il rischio di diffusione del virus. 

In generale lo studio rileva che la progettazione della distribuzione dell'aria negli  impianti HVAC andrebbe riconsiderata, soprattutto per i luoghi sensibili come gli ospedali, perché, come emerge dallo studio, l'aria immessa dall'alto e veicolata verso le pareti porta  comunque a diffondere in ambiente le particelle emesse con un colpo di tosse. 

Lo stesso emerge dallo studio nella camera di degenza, l'effetto del sistema LEV ( local exhaust ventilation) cioè un sistema di estrazione aria proprio sopra il paziente, elimina il rischio di dispersione delle particelle che diffondo il virus all'interno della camera. 

E' confortante il risultato che in generale,  l'aumento della ventilazione  in un luogo chiuso, riduce il rischio di diffusione del contagio e  più la ventilazione è sostenuta e minore è il rischio di contagio , da tenere presente per la progettazione futura di questo tipo di impianti.  Certo il risultato sugli impianti esistenti, non avrà molto effetto  in questa fase di emergenza, in quanto non  è tecnicamente possibile ottenere il doppio della portata nominale in un impianto, senza apportare modifiche sostanziali all'impianto stesso.

Certo è che la ventilazione nei luoghi chiusi è un fattore determinante nella dinamica della diffusione del contagio.

Uffico tecnico Fantech 

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